Lotta all'evasione fiscale: le garanzie sui conti correnti
Il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, precisa che le informazioni fornite dagli istituti finanziari saranno utilizzate esclusivamente al fine d’individuare le posizioni a più alto rischio di evasione.
di Francesco Tempesta 9 feb 2012 - ore 09:38
Con il decreto “Salva Italia” è stato definito l’obbligo per gli operatori finanziari di trasmettere periodicamente all’anagrafe tributaria le informazioni relative ad ogni operazione effettuata sul conto corrente. La principale novità, rispetto a quanto sinora si sapeva, riguarda la possibilità di utilizzare i dati raccolti soltanto come base di partenza per le successive indagini finanziarie. Lo ha precisato il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, in audizione alla Camera in Commissione Finanze.
Dal primo gennaio 2012 gli istituti bancari hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate le movimentazioni effettuate sui conti correnti e conti on line, nonché tutte le informazioni che possono rivelarsi utili per verificare l’esistenza di eventuali discrepanze fra reddito dichiarato e reali disponibilità economiche. Il timore più diffuso tra i risparmiatori era che i dati così acquisiti venissero automaticamente utilizzati per compiere indagini finanziarie più approfondite. Il tutto senza richiedere alcuna autorizzazione da parte del direttore centrale o regionale dell’Agenzia delle Entrate o del comandante regionale della Guardia di Finanza.
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In audizione in Commissione Finanze alla Camera, Befera ha voluto precisare alcuni punti in merito a questa procedura, che prevede uno scambio continuativo d’informazioni fra le banche e l’Agenzia delle Entrate. Befera ha, infatti, rassicurato i più timorosi, affermando che le comunicazioni inviate dagli operatori finanziari non potranno in nessun caso costituire l’oggetto diretto dell’attività di accertamento, ma serviranno per indirizzare i controlli preventivi. Inoltre, non saranno comunicati tutti i movimenti, ma soltanto i saldi e il totale “dare e avere” delle movimentazioni stesse.
Le informazioni provenienti dalle banche saranno utilizzate solo a livello centrale e al “fine d’individuare posizioni a più alto rischio di evasione da segnalare alle strutture operative per i necessari controlli”. Come precisato dal numero uno dell’anagrafe tributaria, le comunicazioni delle movimentazioni finanziarie serviranno esclusivamente per selezionare le posizioni da sottoporre a controllo: questo vuol dire che le operazioni che appaiono ingiustificate o “sospette” potranno innescare successive indagini di accertamento. Gli uffici periferici dell’Agenzia potranno, inoltre, accedere a questi dati sensibili, solo dopo che è stato avviato il controllo da parte delle autorità competenti e “seguendo le procedure vigenti ormai da molti anni”.
Francesco Tempesta
Dal primo gennaio 2012 gli istituti bancari hanno l’obbligo di comunicare all’Agenzia delle Entrate le movimentazioni effettuate sui conti correnti e conti on line, nonché tutte le informazioni che possono rivelarsi utili per verificare l’esistenza di eventuali discrepanze fra reddito dichiarato e reali disponibilità economiche. Il timore più diffuso tra i risparmiatori era che i dati così acquisiti venissero automaticamente utilizzati per compiere indagini finanziarie più approfondite. Il tutto senza richiedere alcuna autorizzazione da parte del direttore centrale o regionale dell’Agenzia delle Entrate o del comandante regionale della Guardia di Finanza.
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In audizione in Commissione Finanze alla Camera, Befera ha voluto precisare alcuni punti in merito a questa procedura, che prevede uno scambio continuativo d’informazioni fra le banche e l’Agenzia delle Entrate. Befera ha, infatti, rassicurato i più timorosi, affermando che le comunicazioni inviate dagli operatori finanziari non potranno in nessun caso costituire l’oggetto diretto dell’attività di accertamento, ma serviranno per indirizzare i controlli preventivi. Inoltre, non saranno comunicati tutti i movimenti, ma soltanto i saldi e il totale “dare e avere” delle movimentazioni stesse.
Le informazioni provenienti dalle banche saranno utilizzate solo a livello centrale e al “fine d’individuare posizioni a più alto rischio di evasione da segnalare alle strutture operative per i necessari controlli”. Come precisato dal numero uno dell’anagrafe tributaria, le comunicazioni delle movimentazioni finanziarie serviranno esclusivamente per selezionare le posizioni da sottoporre a controllo: questo vuol dire che le operazioni che appaiono ingiustificate o “sospette” potranno innescare successive indagini di accertamento. Gli uffici periferici dell’Agenzia potranno, inoltre, accedere a questi dati sensibili, solo dopo che è stato avviato il controllo da parte delle autorità competenti e “seguendo le procedure vigenti ormai da molti anni”.
Francesco Tempesta
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