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Mutui: Stati Uniti, possibili soluzioni per uscire dalla crisi



Quest’oggi il Sole 24Ore ha pubblicato un’inchiesta di Simon Johnson, tratta dal Project Syndacate (una delle più importanti realtà editoriali basata su articoli e inchieste di esperti e opinion makers su attualità e cambiamenti, politica, economia, scienze e cultura) sulla situazione delle grandi banche e sulla possibilità che hanno di aiutare l’economia ad uscire dalla depressione.

In molti oggi negli Stati Uniti discutono sugli abusi delle banche in merito ai mutui ipotecari, col conseguente pignoramento delle case e lo sfratto degli inquilini, nonchè la loro eventuale condotta illecita nel mascherare i tassi d’interesse praticati. Se ciò fosse vero, spiega l’articolo, si potrebbe arrivare a processi penali a carico dei dirigenti delle banche. Per evitare ciò, le banche potrebbero pensare ad accordi extra-giudiziali, ovviamente commisurati al danno inflitto dalla condotta ipotizzata. La realtà infatti è spaventosa: si parla di 10 milioni di famiglie i cui mutui riguardano case dal valore inferiore al valore del mutuo stesso (in gergo si parla di mutui “sott’acqua”).

Tre, dice l’articolo, sono le possibilità lasciate alla politica: non fare niente, continuare con le politiche convenzionali portate avanti dall’amministrazione Obama, valutare la possibilità di ridurre direttamente il valore dei mutui “sott’acqua”, dato che qualunque miglioramento nei bilanci dei consumatori stimolerebbe l’economia. Per quanto riguarda questa soluzione, lo Stato potrebbe ridurre il valore dei mutui quando sono sufficientemente “sott’acqua”, dividendo le perdite equamente con le banche; in cambio, i debitori si assumerebbero l’impegno a pagare, rendendo pignorabili tutti i loro beni oltre alla casa. Con l’accordo delle banche, si tratterebbe di una ristrutturazione del debito volontaria, senza alcuna imposizione da parte di un’autorità legale. Il costo di questo abbattimento di capitale, ha calcolato l’economista Martin Feldstein, si aggirerebbe attorno ai 350 miliardi di dollari, ossia quanto il settore finanziario nel suo complesso guadagnava in un trimestre fino a pochi anni fa. La maggior parte delle banche, accollandosi questa soluzione, perderebbe una cifra contenuta e dilazionata in diversi anni.
 Questo escamotage permetterebbe di non pensare più ad eventuali azioni legali contro le grandi banche creditrici, evitando gravi rischi per l’intero sistema finanziario e per tutti, dato che, approfondisce l’articolo, se le banche venissero effettivamente ritenute responsabili di questi abusi, si potrebbe arrivare ad un conto da mille miliardi di dollari.

 

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