Diamo un “Public Eye” all’indice etico
Negli stessi giorni in cui a Davos si celebrava il World Economic Forum, venivano resi noti i “vincitori” di uno dei premi più attesi dell’anno per chi si occupa di finanza etica o Sri (socially responsible) o comunque di capitalismo responsabile, sostenibilità e via discorrendo. Il premio (come si accennava nell’ultimo post pubblicato su questo blog) è quello dei Public Eye Awards, che da anni “premia” le società che nel mondo si sono fatte più notare per i loro comportamenti ir-responsabili.
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Vale e Barclays. La classifica è stata resa nota giorni fa e già in molti hanno giustamente ripreso la notizia, come ad esempio in questo lungo e dettagliatissimo articolo pubblicato su EticaNews (great job!), ricco di riferimenti per chi intende approfondire. A vincere è stata la brasiliana Vale, multinazionale che opera nel campo dell’estrazione mineraria. Già ben nota a chi si occupa di capitalismo ir-responsabile, come si può leggere sulla scheda che la riguarda presente sul sito Impreseallasbarra.org del Cnms (Centro Nuovo Modello di Sviluppo, del grande Francuccio Gesualdi).
Vale ha ottenuto più di 25mila voti dai quasi 90mila partecipanti alle votazioni online sul sito di Public Eye (per chi volesse seguire su Twitter l’account è @PEAwards) e ha dunque conquistato il People’s Award. Invece Barclays ha ottenuto il Global Award. Nella classifica People’s Award, dietro l’azienda brasiliana sono arrivate nell’ordine Tepco, davvero a un’incollatura con circa 800 voti di meno, poi Samsung. Fuori dal podio le altre tre che erano state nominate: ancora Barclays, poi Syngenta e Freeport.
Buttiamo un “Eye” agli Indici etici o sostenibili (Sri/Esg). Per conoscere le malefatte di queste magnifiche 6 rimando al sito. Mi volevo concentrare su Samsung. Perché? Semplice: perché se si va a dare un’occhiata al sito degli indici etici o di sostenibilità di Dow Jones, i più celebri del mondo, si fa una “bella” scoperta. Anche se da un anno (o forse due?) non è possibile conoscere in dettaglio l’elenco completo dei titoli che sono compresi nei panieri di questi indici (una volta si poteva, bastava registrarsi al sito, ora non più; altri indici etici fanno la stessa cosa, ma ci sono invece quelli che permettono di vedere tutto l’elenco senza problemi, come nel caso degli indici Stoxx Sustainability, clap clap).
Samsung: “ir-responsabile” e sustainability leader? La “bella” sorpresa è questa: Samsung figura fra i global supersector leaders degli indici Dow Jones Sustainability. Quindi non solo sta nel paniere, ma è uno dei leader di sostenibilità a livello mondiale. Si può leggere qui. E questo è il profilo di sostenibilità di Samsung.
Non è certo la prima volta che queste incongruenze, diciamo così, stridono davanti agli occhi di chi segue le questioni dell’investimento responsabile. Non è la prima e non credo proprio sarà l’ultima. Ma certo è una conferma che bisogna fare qualche cosa di più: se è vero che c’è un fattore soggettivo ineliminabile, al di là di qualsiasi metodo o griglia di criteri o struttura di pesi e di score utilizzati dalle agenzie di rating etico, beh, è altrettanto vero che troppe di queste contraddizioni rendono poco credibile tutto l’ambaradan.
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Credibilità a rischio. Il rischio, ovviamente, è che si perda di credibilità. Perché è davvero singolare che questi rating etici o Esg (environmental, social and governance), che sempre più si basano sulle informazioni che circolano sul web legate alle performance sociali, ambientali, di governance delle imprese che valutano, e che sempre più danno peso a queste informazioni perché non sono certo quelle troppo spesso auto-referenziali che si trovano nei bilanci sociali o di sostenibilità o report integrati che dir si voglia ma sono prodotte da stakeholder esterni delle imprese di vario tipo, continuino a proporre problemi di questo genere. E a non offrire soluzioni.
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Cosa direbbe il cittadino-risparmiatore? Perché alla fine io temo che possa succedere questo, se già non succede. Se si propone un fondo d’investimento etico o Sri a un cittadino-risparmiatore. Si dice che investe secondo certi criteri, sociali, ambientali e di governance. Si dice che si basa su un indice internazionale di riferimento, anzi, il più famoso (ma non è l’unico che incappa in queste “sviste” per cui non è un discorso legato solo a quell’indice, tutt’altro). Ma poi il cittadino-risparmiatore viene a sapere che una o magari anche più di una fra le aziende in cui investe quel fondo “vincono” premi di questo genere o sono quanto meno candidate o sono oggetto di campagne di boicottaggio a livello internazionale o cose del genere, documentabili, ampiamente documentabili, specie sul web e i social media …beh, che cosa potrà mai pensare quel cittadino-risparmiatore? Forse questo: “Oh ragazzi, ma siam pazzi?!“.
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