Faissola: con la moratoria sui debiti le Pmi hanno più liquidità
A sei mesi dal varo della moratoria, cioè la possibilità di sospensione dei debiti delle pmi, i numeri evidenziano l’efficacia dello strumento. O almeno così dichiara l’Abi, sottolineando che al tempo stesso comincia ad essere meno intenso il ricorso delle piccole e medie imprese alla procedura per sospendere i debiti a fronte di un possibile momento di difficoltà.
In particolare, da febbraio 2010 le piccole e medie imprese hanno potuto contare su 9 miliardi in più di liquidità: si tratta di 1 miliardo in più rispetto a gennaio 2010, quando il dato si era attestato a 8 miliardi. Questo è quanto emerge dell’ultimo aggiornamento del monitoraggio che fotografa l’utilizzo dell’avviso comune, siglato il 3 agosto alla presenza del ministro dell’Aconomia Giulio Tremonti, dall’Abi e dalle altre rappresentanze dell’Osservatorio permanente sui rapporti banche-imprese.
I dati ufficiali del monitoraggio segnalano che al 28 febbraio 2010 sono state 153.000 le domande delle imprese, per un controvalore complessivo di finanziamenti in essere di 48 miliardi di euro. Nella quarta rilevazione, a gennaio 2010 le domande erano state circa 136.000, per un controvalore complessivo di finanziamenti di 42 miliardi.
Il sistema bancario ha analizzato 145.000 domande (45 miliardi) con i seguenti risultati: è stato già accolto l’80% delle domande (114.000 pari a 36 miliardi), ancora in corso di esame 23.000 unita’ (7 miliardi), mentre solo il 2% non e’ stato accolto (3.300 per 800 milioni di valore).
Il Presidente dell’Abi, Corrado Faissola, sottolinea che “le banche da febbraio hanno lasciato alla disponibilità delle imprese quasi 9 miliardi di euro relativi alle quote di capitale sospese”. Rispetto alle domande riferite alle singole branche di attività, spiccano in particolare industria, commercio-alberghiero e altri servizi. L’analisi relativa alla distribuzione territoriale delle domande accolte, per sede legale dell’impresa richiedente, evidenzia che il 54,1% delle domande e’ riferito ad imprese residenti nel Nord Italia; la quota restante riguarda tutto il Centro Sud.
L’adesione delle banche all’avviso comune e quindi la volontà di sostenere ulteriormente il sistema delle imprese in questa difficile congiuntura, segnala infine l’Abi, è stata massiccia: al 25 marzo le banche e intermediari finanziari che hanno aderito sono 584, pari a 33.555 sportelli (il 98,3% del totale sportelli presenti in Italia).

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