Come investire nella previdenza complementare
In questo articolo cercheremo di individuare quali siano gli atteggiamenti corretti che dovrebbe avere il lavoratore, e non solo, nell’organizzazione della propria previdenza futura
di Jonathan Figoli 17 apr 2009 - ore 12:23Articolo a cura di ProfessioneFinanza.com
Quali sono le considerazioni ed i comportamenti da intraprendere per ottenere un buona pianificazione previdenziale? Proviamo a capirlo immaginandoci di essere un appassionato sciatore alla ricerca di una bella (e lunga) discesa sulla quale poter sciare in tutta tranquillità e serenità con la consapevolezza di riuscire ad arrivare fino al termine della pista sempre con la certezza di ritrovarsi, metro dopo metro, tutta la neve di cui si ha bisogno per la sciata più fluida possibile.
Seppur il periodo il particolare momento storico in essere non sia certo dei più rosei è pur vero che chi oggi ha un’attività lavorativa ha comunque un flusso in entrata che gli consente una determinata stabilità economica, ma cosa succederebbe se un domani nevicasse sempre meno? Tenete anche presente che “mamma INPS” sta sempre più tirando la cinghia e con la prossima cessazione di pensionamenti calcolati con il metodo di calcolo retributivo le difficoltà future saranno sempre più evidenti.
Parafrasando il discorso sul nostro sciatore si può sempre pensare che esista, per le future discese, l’innevamento artificiale rappresentato da altre persone che hanno pensato al mio “divertimento” e alla mia serenità magari con una bella donazione o una successione ereditaria, ma cosa dovrebbe fare il nostro sciatore se non avesse altre persone su cui basarsi per poter farsi una felice sciata fino in fondo alla pista?
Lo sciatore intelligente e previdente rifletterà su come innevare un intero percorso, che gli auguriamo essere quanto più lungo possibile, basandosi sulle sue forze e, certamente, arriverà alla conclusione di individuare il modo migliore non tanto nel trasportarsi con il badile la neve lungo tutto il percorso (una sorta di accumulo di risparmio) ma nel farsi aiutare “dagli eventi naturali” come una valanga (ovviamente ci troviamo in una valle disabitata) che porti quanta più neve possibile sulla pista in modo da garantire una serena (e perché no, divertente) discesa lungo tutto il suo percorso.
Il nostro intelligente sciatore arriverà quindi a tre conclusioni. La prima è rappresentata dal fatto che se voglio far arrivare a fondo valle una valanga quanto più copiosa possibile non farò cominciare la discesa della neve dalla metà della montagna ma dalla vetta vera e propria sfruttando il fatto che alla neve, lungo tutto il suo percorso, si attaccherà altra neve (e questo non e nient’altro che il funzionamento della capitalizzazione composta). Così anche nell’investimento previdenziale è consigliabile non rinviare a “data da destinarsi” la decisione di investire nella nostra previdenza personale in quanto prima si comincia ad aderire maggiori saranno i frutti che deriveranno dall’investimento vero e proprio (che probabilmente, in un prossimo futuro, non saranno neppure tassati come capital gain).
La seconda scelta che farà il nostro sciatore sarà quella di non scegliere una montagna piatta, dove correrebbe lui il rischio di dover “spingere” la valanga, ma di trovarne una quanto più ripida possibile in modo che la neve in caduta aumenti in modo esponenziale metro dopo metro. Anche nella previdenza, se si comincia con largo anticipo (si può essere aderenti anche da minorenni), la scelta migliore è quella di effettuare un investimento aggressivo, da stabilizzare nel corso del tempo, evitando di lasciare i risparmi investiti sul monetario per trenta e passa anni (e se me lo consentite mi permetto una critica alle società prodotto in quanto la linea più aggressiva che conosco in fondi pensione e PIP è data da un benchmark composto al 20% dall’indice BOT lordo quando lasciare i miei risparmi su un orizzonte temporale che può anche superare i 40 anni investiti in bot, personalmente, mi sembra uno spreco di opportunità).
Il terzo consiglio che si può trarre da questo esempio, e che, probabilmente, risulta essere il più difficile da far comprendere al cliente finale, è rappresentato dal fatto che se il nostro sciatore lanciasse dalla vetta della montagna una piccola pallina di neve prima che questa abbia preso una degna dimensione si sarebbe già assistito al trascorrere (ovvero ad uno spreco) di qualche metro (ovvero di tempo che purtroppo nessuno ci restituisce), mentre se, anche a seguito di qualche sacrificio, dalla vetta partisse una quantità di neve “interessante” ci penserebbe la capitalizzazione composta a dare grandi soddisfazioni al nostro sciatore su un orizzonte temporale sufficientemente lungo.
Mi permetto, infine, di aggiungere un quarto consiglio, quello di percorrere la nostra lunga discesa con le tecniche proprie dello sci di fondo e di godersi ogni attimo del nostro percorso dando importanza a tutti gli aspetti e le situazioni che si vanno ad incontrare perché purtroppo in questa nostra pista non ci sono skilift.
Jonathan Figoli
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