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Come andare in pensione più tardi e con più soldi?

Chi ha paura dell’allungamento dell’età pensionabile? Perché resiste a tutto e a tutti questo tabù che forse si dimostrerebbe del tutto infondato?

di Redazione Soldionline 20 ott 2009 - ore 10:12
Articolo a cura di Zaccheo - ilsussidiario.net

Chi ha paura dell’allungamento dell’età pensionabile? Perché resiste a tutto e a tutti questo tabù che forse, anzi probabilmente, alla più prudente delle verifiche sul campo si dimostrerebbe del tutto infondato? Lo invoca l’Unione europea, ce lo chiede il Fondo monetario internazionale, lo intima l’Ocse, lo prescrive la Banca d’Italia. Eppure, niente: il governo non decide. E non si capisce perché.

In una fase così critica per l’economia mondiale, in tempi nei quali tutte le famiglie del Vecchio Mondo devono tirare la cinghia, in un momento nel quale se un capofamiglia lascia il lavoro per raggiunti limiti di età lo fa spesso senza aver ancora avuto modo di vedere i propri figli sistemati con un’occupazione decente ebbene, quale sarebbe il problema? Andare a lavorare a 63 o 64 anni anziché 60 o 61? Ma ne siamo sicuri?

Non è come venti o anche solo dieci anni fa, quando i “baby-pensionati” non facevano tempo a sedersi sulla prima panchina che già si vedevano subissati di offerte di collaborazione professionale…ora no, ora soprattutto al centro-sud chi va in pensione deve farsi bastare l’assegnuccio delle Poste.

Eppure il tabù resta, granitico, se si pensa che il governo di centrodestra attualmente in carica non ha voluto ripristinare, nel suo programma elettorale, il cosiddetto “scalone” che nella precedente legislatura guidata già da Berlusconi l’allora ministro del welfare Roberto Maroni aveva introdotto per innalzare drasticamente, dal 2010, l’età minima alla quale si può andare in pensione. Quasi che quel provvedimento, pur escogitato dal centrodestra, si fosse rivelato troppo impopolare per essere ripristinato dopo che, nei 20 distruttivi mesi di governo, Prodi l’aveva revocato.

In realtà i tabù sono così: duri a morire. E pensare che ci sarebbe una maniera semplice, comoda, immediatamente esecutiva per allungare l’età pensionabile senza tanti problemi: fare a mezzo. Mezzo vantaggio a me Stato, mezzo vantaggio a te cittadino. Come?

Ragioniamoci. Quando oggi il signor Rossi, di anni 59, forte dei suoi 40 anni di contributi chiede e ottiene il pensionamento, cosa capita ai conti dello Stato? Capitano due conseguenze negative. La prima è che il signor Rossi smette di versare all’Inps i suoi contributi pensionistici; la seconda è che il signor Rossi comincia a incassare mensilmente la sua pensione.

Da una parte quindi l’Inps smette di incassare, dall’altra inizia a spendere. Effetto collaterale molto grave per il sistema economico in genere: sin dal primo mese, il signor Rossi si accorgerà che la sua pensione è pari, nella migliore delle ipotesi, all’80% del suo ultimo stipendio, quindi sarà portato a spendere meno, a consumare meno, nella speranza di farsi durare i soldi fino a fine mese.

Se invece a quello stesso signor Rossi lo Stato dicesse: caro lei, che sperava di andarsene in pensione, non c’è niente da fare. Deve rimanere e continuare a lavorare altri tre anni. Ma la metà dei contributi previdenziali che lei attualmente versa all’Inps, nei prossimi tre anni che noi le imponiamo di trascorrere al lavoro, li intascherà come aumento di stipendio.

In questo modo l’Inps scamperà del tutto uno dei due effetti negativi del pensionamento di Rossi (dovergli pagare la pensione) e preserverà, anche se dimezzato, l’introito legato ai contributi di Rossi. Il quale, con le tasche più piene grazie alla quota di contributi recuperata, consumerà un po’ di più, contribuendo a rianimare l’economia del Paese.

Ma se è così semplice e potenzialmente proficuo, perché il governo non lo fa? Una prima, possibile risposta è che non lo fa perché ha paura dei sindacati, che sulle pensioni dicono sempre no, per principio. Una seconda risposta è che non lo fa perché ha paura della piazza. E se la piazza fosse d’accordo?

ilsussidiario

Commenti dal 7 al 11
(11)

Graziano Marracci venerdì, 23 aprile 2010

Pensioni

E' già stato fatto in più enti, solo che aderisce solo chi ha un buon lavoro, però i giovani nel frattempo che fanno? Il problema n° 1 dell'Italia è dare un futuro ai giovani!!!

n° 11
paolo venerdì, 23 ottobre 2009

l'assegnuccio non è delle poste

Il sig. Zaccheo adduce buone ragioni a favore del cambio di mentalità. Una sola precisazione: definire "l'assegnuccio", "delle Poste" non mi sembra molto corretto. E' più corretto affermare che "l'assegnuccio" è dell'INPS, o di altro soggetto previdenziale erogatore.
Le Poste si limitano ad essere soggetto pagatore, agevolandosi del monopolio loro assegnato, oggi più che mai ingiustamente, che tanta inefficienza ha portato nel corso della vita della Repubblica.
A maggior ragione considerando la concorrenza che le Poste oggi rappresentano per il sistema bancario, concorrenza scorretta e sleale, in quanto, come Ente Pubblico, si avvalgono degli immensi mezzi messi a disposizione dallo Stato, tanto c'è il deficit... e per concludere peccato se una lettera impiega trenta giorni per percorrere trenta chilometri.

n° 10
fedmar giovedì, 22 ottobre 2009

la truffa continua

ma che discorsi si continua a fare,cosi un povero diavolo deve continuare
con la miseria del lavoro per far cosa????comperarsi una bara da morto piu
elegante e costosa,perchè bene che gli va campera 20 25 anni,e ne ha versati 40,visto che sono cosi bravi incomincino a tagliare le loro renumerazioni economiche di tutto l'aparato paassitario statale,e poi fra 4 anni chi dice che non rinvieranno ancora l'eta pensionabile,anzi gia che ci sono facciamo lavorare anche quelli che sono nel al di la'cosi si sitemano
ancora meglio i conti statali

n° 9
6g giovedì, 22 ottobre 2009

pensioni3

Bravissimo sig. Giordano urliamo la nostra rabbia cerchiamo di far capire a tutti questi INFINGARDI che non siamo disposti a lavorare un solo giorno di più ma che secondi noi dovrebbero aumentare le tasse sui redditi alti da 50000 euro un irpef del 60% o più. Cerchiamo di evitare i sindacati che per ora non servono a niente visto che ci hanno fregati con la sinistra al potere... come quando hanno modificato lo scalone e via dicendo e poi vediamo dove corrono x finire la loro fottuta carriera!

n° 8
Giordano mercoledì, 21 ottobre 2009

siamo tutti lavoratori in maniche di camicia

Chissà se colui che ha scritto questo bell'articolo è mai entrato in una fabbrica e ha pensato che per la propria salute respirare 3 anni in più o in meno un'aria tanto salubre non faccia alcuna differenza per il lavoratore , oppure farsi insultare 3 anni in più o in meno dal capofabbrica non faccia alcuna differenza, oppure stare davanti ad una pressa a 45°C d'estate per 3 anni in più o in meno non faccia alcuna differenza,............ Non sono tutti impiegati pubblici o giornalisti come il signor Rossi quelli che dovrebbero lavorare 3 o 5 anni di più.

n° 7
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