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Quando la banca ha deciso di distruggermi

Storia di imprese, banche, fallimenti e altre disgrazie. Ma con l’aiuto delle Istituzioni…

di Redazione Soldionline 3 mag 2010 - ore 11:02
Riceviamo e pubblichiamo. Se avete anche voi storie da raccontare sui vostri rapporti con banche, assicurazioni, agenzie delle entrate… speditele a contributi@soldionline.it. Grandi o piccole, tristi, arrabbiate o a lieto fine, vanno bene tutte.

Sono, sarebbe meglio dire "ero", un imprenditore edile, ma una banca ha deciso letteralmente la mia distruzione. Il tutto nasce agli inizi degli anni '90, quando il fratello di mio suocero decide di creare una finanziaria; rivestendo la carica di vice presidente e maggior azionista, e mio suocero azionista.

Tutto procede bene sino agli inizi del 2000, con investimenti, finanziamenti, eccetera, allorquando il fratello di mio suocero, presidente della finanziaria, rimane purtroppo vittima di un incidente stradale molto grave con un conseguente intervento alla testa, che cambia letteralmente il suo carattere: non era più lui. La conseguenza è stato un accanimento verso tutti i componenti della famiglia a dir poco famelico.

Premetto che io sono stato ufficiale di polizia tributaria della Guardia di Finanza, e solo successivamente, nel 1983, ho dato le mie dimissioni per collaborare con la società di mio suocero.

Dopo una "vera gavetta" durata anni, nel 2000 ho preso in mano il comando della società come Amministratore Unico, anche se ormai era già troppo tardi. La precedente società nella quale mio suocero rivestiva la carica di Amministratore Unico è fallita, ma prima la Finanziaria, ora divenuta banca, ha imposto l'accollo di tutti i debiti della società alla nascente società da me amministrata!

Perché? Sarebbe troppo lungo da spiegare, basti pensare che il fratello di mio suocero, in conseguenza del fallimento, ha riportato una condanna definitiva a 3 anni per bancarotta fraudolenta preferenziale a favore della suddetta finanziaria, la quale invece ne è uscita indenne. Strano, no?

Non solo. A distanza di qualche anno (2005), ha intrapreso anche un'azione giudiziaria nei confronti della società da me amministrata, e portata inevitabilmente al fallimento. Tengo a precisare che al momento del decreto di fallimento, i lavori appaltati ed in corso di esecuzione dalla società ammontavano a circa undici milioni di euro. Ma la finanziaria, è riuscita ad ottenere un decreto ingiuntivo inizialmente di circa € 500.00,00 ma che il Giudice, dopo un esame della documentazione presentata, ha "ritenuto opportuno" ridurre a poco più di € 300.00,00. Da tenere in considerazione anche il fatto che dopo il fallimento, il Curatore ha accertato l'incasso da parte della finanziaria di BEN 1.400.000,00 € (nonostante l'accertata bancarotta fraudolenta preferenziale).

Comunque, avendo la responsabilità di tre famiglie sulle spalle, pur senza un centesimo ed avendo di coseguenza subito decine e decine di pignoramenti, mi sono rivolto all'associazione SOSutenti dietro consiglio di Emidio Orsini, prima vittima di usura bancaria riconosciuta dalle Istituzioni. Con il loro prezioso appoggio ora mi ritrovo finalmente ad avere per la seconda volta riconosciuta la sospensione dei termini esecutivi, come previsto dall'art.20 L. 44/99 a tutela delle vittime di estorsione e/o usura, 300 gg. + altri 300gg. dal 23/04/2010, (considerando il pignoramento di beni immobili per € 600.000,00 più la vendita della mia abitazione per far fronte alle continue richieste con un’ipoteca, ora pignorata, di € 300.000,00) ed in corso l'accesso ai fondi di solidarietà (per la verità più complessa).

E’ in corso un’indagine della Procura della Repubblica, già da quasi due anni, e un’opposizione al D.I. che stranamente col passare delle udienze si riduce sempre di più dal suo importo iniziale. Chiaramente, quello che ho descritto è molto sintetico, ma vi assicuro che gli eventi mi hanno finora fisicamente e psicologicamente molto provato, però intravedo la luce alla fine del tunnel.

Un consiglio? In ogni caso rivolgetevi alle Istituzioni, e al più presto, perché vi assicuro che, almeno nel mio caso, l'aiuto maggiore è arrivato dal Prefetto e dal Presidente del Tribunale, che hanno pienamente adempiuto ai propri doveri, e da come vedo nei vari siti in rete non è sempre così. Seguite il mio modesto consiglio: denunciate i casi in cui ritenete di essere vittime del “modus operandi” delle banche, specialmente alla luce delle innovative sentenze della Cassazione.

Distinti saluti
D. C.

Commenti dal 1 al 4
(4)

amarcord martedì, 7 settembre 2010

titoli di stato

Adesso i titoli di stato sono solo un concetto.........

n° 4
amarcord martedì, 7 settembre 2010

i favolosi anni 80

Gli anni 80....... Quanti ricordi........ quelle cedole di titoli di stato cartacei tenute gelosamente in casa.... cedole incassate rigorosamente in contanti.....

n° 3
Silvano venerdì, 2 luglio 2010

I risparmiatori non devono assolutamente partecipare al rischio d'impresa!

Anche in questi casi le banche ci distruggono!

L’investitore non concorre al rischio d’impresa!

C’è una carenza di fondo che riguarda la mancanza di garanzie reali verso coloro che investono capitali liquidi in prodotti finanziari, quali le azioni o le obbligazioni!

Questo tipo di investimento è estremamente rischioso e non gode assolutamente di garanzia!

Stessa cosa accade nei sudati risparmi che vengono depositati in banca senza alcuna garanzia reale che assicuri la restituzione dei denari liquidi ai legittimi proprietari, quale il pegno o l’ipoteca.

Questa è una macro lacuna alla quale non è mai stata data una spiegazione adeguata!

Lacuna che a volte costa molto cara!

In caso di fallimento o di cattiva sorte della banca, inizia una serie di azioni legali di recupero dei propri soldini, se va bene, fino ad arrivare a perdere tutto se va male!

Con il servizio di custodia la banca viene legittimata a speculare sul denaro altrui, senza pagare alcun compenso al proprietario, il quale si fa carico anche del rischio della cattiva sorte della banca!

In effetti concorre al rischio d’impresa!

L’Antitrust dovrebbe intervenire per dare una giusta normativa, atta a porre rimedio a questo eterno abuso, che le banche si permettono arrogantemente di esercitare!

Se i risparmiatori avessero una garanzia reale come il pegno o l’ipoteca, non avverrebbe la corsa all’oro o al mattone e gli investimenti sarebbero sicuri!

L’investitore comunque non deve concorrere al rischio d’impresa!

n° 2
fdele lunedì, 3 maggio 2010

ma cosa scrive!!!!

lei egregio sbaglia i fischi x fiaschi,prima è stato dalla parte di la della
barricata,e lo sa solo DIO quanti danni ha causato alla collettivita,con la sua carica da ufficiale tributario,ed ora che ha dovuto assumersi responsabilita si rivolge a cariiche dello stato discutibili,e che spesso operano in funzione di favori ed totalente irresponsabili dei propri atti,sarebbe pregato di non fare almeno le sue FILIPPICHE poiche tutti conoscono come funzionano le cariche Istituzionali in Italia,ci faccia quanto meno il piacere

n° 1
D.C. martedì, 4 maggio 2010

R: ma cosa scrive!!!!

EGREGIO fdele, Le rispondo subito che il mio contributo "dall'altra parte della "BARRICATA" l'ho vissuto (ci sono stato per quattro anni) a combattere la MAFIA quando hanno ucciso DALLA CHIESA. Lei presumo che fosse come ora a criticare altri che fanno quello che LEI NON SAREBBE MAI IN GRADO DI FARE???? Mediti,mediti un po', poi conti fino a dieci e......STIA ZITTO!!!! Farebbe sicuramente molta più bella figura! (Qualche correzione nell'esposizione dei "SUOI PENSIERI"......lE FAREBBERO FARE PIU' BELLA FIGURA!) Cordilai saluti

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