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La strana storia dei conti chiusi da Banca Generali

Due, e pure sani, chiusi a distanza di pochi mesi. Mistero sui motivi, anche dopo telefonate, lettere, email. Una banca che non risponde alle legittime richieste dei clienti.

di Redazione ABCRisparmio 5 lug 2011 - ore 11:29
Riceviamo e pubblichiamo. Se avete anche voi storie da raccontare sui vostri rapporti con banche, assicurazioni, agenzie delle entrate… speditele a contributi@soldionline.it. Grandi o piccole, tristi, arrabbiate o a lieto fine, vanno bene tutte.

Sia io che mia madre, avevamo il conto corrente presso Banca Generali, una banca con cui c’eravamo trovati sempre bene. A un certo punto - nel dicembre del 2010, intorno a Natale - mi ritrovo con carta di credito e bancomat bloccati senza aver ricevuto alcuna comunicazione da parte della banca. Dopo una decina di giorni ricevo una raccomandata dalla banca dove mi comunicano l’avvenuta chiusura del conto.

Da un punto di vista strettamente formale non hanno fatto nulla di illegale, perché uno degli articoli del contratto prevede il diritto di recesso: loro possono anche recedere per loro decisione, senza che ci sia nei comportamenti del cliente un motivo rilevante per farlo.

Una volta ricevuta la comunicazione di chiusura del contratto io ho cominciato a telefonare al call center. Non sapevano darmi spiegazioni, e dicevano di non potermi passare alcun responsabile. Allora ho telefonato alla sede di Trieste, la sede centrale di Banca Generali. In maniera fortuita sono riuscito a parlare con una persona dell’ufficio legale della banca, ma anche lui non mi ha dato alcuna spiegazione. Mi ha detto che a suo parere la banca non aveva fatto niente di scorretto e mi ha lasciato intendere che la faccenda era stata gestita dalla direzione commerciale.

Ho provato ad inviare lettere alla responsabile dell’ufficio legale di Banca Generali, poi al direttore generale che è Pier Mario Motta e infine anche all’amministratore delegato Giorgio Angelo Girelli, spiegando a tutti quello che era accaduto. Quello che pensavo allora era: o c’è stato un errore o qualcuno deve avere fatto un’azione del genere giustificandola con qualche cosa di grave. Ma siccome io ho la coscienza a posto chiedevo: “Ditemi quali sono i motivi”. Non mi è stato risposto nulla.

Qualche mese dopo è successa la stessa cosa con il conto corrente di mia madre. Il mio ogni tanto andava in rosso – ma andava in rosso, chessò, di mille euro, una cosa che capita a molte persone – ma quello di mia madre era un conto sanissimo, che non è mai andato in rosso, un conto sul quale c’erano anche diversi titoli. Lei si reca in filiale, dice quello che è accaduto, allo sportello sono tutti sorpresi, una scena imbarazzatissima, ma nessuna spiegazione, com’era successo a me. Abbiamo di nuovo mandato lettere e fatto telefonate: a questo punto cominciavamo veramente ad essere molto arrabbiati. Anche perché chiudere un conto in quella maniera è una cosa che crea un bel po’ di disagi.

La banca ha continuato a dire che loro potevano farlo, senza dare spiegazioni. E le risposte non sono mai arrivate dal direttore generale o dall’amministratore delegato, ma sempre dall’ufficio relazioni con la clientela, oppure gestione reclami o cose del genere. Abbiamo chiesto ad altre persone che conosciamo nel mondo bancario, anche ad avvocati, e tutti ci hanno detto che gli sembrava una cosa molto strana e assolutamente insolita.

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